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Consulenza genitoriale

Di fronte alla sempre maggiore complessità della società contemporanea, alla diffusione sempre più capillare di Internet, a fenomeni di frammentazione e disgregazione dei legami sociali le famiglie si trovano spesso a dover affrontare i compiti dí socializzazione e di promozione della capacità dei loro figli adolescenti ad affrontare autonomamente la crescita e lo sviluppo personale senza avere delle chiare linee guida correndo così il rischio di non saper offrire loro ciò di cui avrebbero più bisogno.

In particolare i genitori si trovano frequentemente nella difficile situazione di come riuscire a mediare e contemperare due spinte sistemiche contrastanti.
Da una parte vi è infatti la necessità di riuscire a mantenere un senso di unità e di coesione dei legami in maniera continuativa. Dall’altra però i genitori si trovano a fare i conti con la spinta degli adolescenti a perseguire percorsi di autonomia, differenziazione e sganciamento dal sistema genitoriale. Questo pone i genitori di fronte al dilemma di come riuscire a facilitare il processo di reciproca separazione, mantenendo ferma però l’urgenza di consentire la naturale funzione protettiva nei loro riguardi, da attuare in ogni caso in modo tale da riuscire, senza assumerne la diretta responsabilità, ad orientare le loro scelte garantendo nello stesso tempo la loro libertà di decisione.

E’ in questo contesto che la consulenza familiare si situa come strumento fondamentale di prevenzione delle situazioni che comportano il rischio di tenuta delle relazioni e dei legami familiari, attraverso l’individuazione e l’utilizzo efficace delle risorse di cui la famiglia dispone.

La richiesta di una consulenza familiare può provenire da più direzioni.
Può essere iniziata dalla coppia o dal singolo genitore con l’intenzione magari di coinvolgere successivamente il proprio figlio/a.
Talvolta sono i figli che avendo iniziato un percorso psicoterapeutico a un certo punto ritengono necessario il coinvolgimento dei genitori. Oppure può essere richiesta dall’intero sistema familiare che chiede di essere preso in carico per essere aiutato a risolvere i propri problemi.
Quando sono loro a chiedere aiuto, di solito i genitori si presentano in terapia sperimentando alti livelli di ansia, smarrimento, rabbia, dolore, incapacità di tener conto della prospettiva dei figli e anche di riflettere in maniera adeguata su se stessi.

Non è infrequente che vi sia uno scambio di accuse reciproche e un tentativo di convincere il terapeuta della necessità di “aggiustare” il proprio partner.
Invece che assumere il ruolo di arbitro o quello di giudice il terapeuta cerca di aiutare i genitori dei ragazzi/e in difficoltà a domandarsi che cosa voglia dire il loro modo di comportarsi, che messaggi stiano mandando e come si sentono di fronte a tutto ciò oltre a che cosa fare per migliorare la situazione (o quantomeno non peggiorarla).
Per riuscire in questa situazione il terapeuta cerca di aiutare la coppia genitoriale a sintonizzarsi l’uno con l’altro, a ridefinire il loro rapporto e a riconoscersi reciprocamente attraverso la promozione delle capacità di autoriflessione e al miglioramento della comunicazione interpersonale.

Consulenza genitori

Per quanto riguarda la loro relazione con il figlio/a il consulente aiuta i genitori fornendo loro informazioni sul percorso evolutivo psicologico e fisiologico, sulle conseguenze dell’adozione dei vari “stili” genitoriali (i.e.autorevoli vs autoritari ) ai fini dell’ottenimento dei loro obiettivi terapeutici, sul valore delle regole e sul modo di proporle ai loro figli utilizzando metodi di comunicazione efficace.
Li aiuta a comprendere come riuscire a creare un clima di fiducia e rispetto reciproci, a vedere il proprio figlio per com’è veramente invece che vederlo attraverso le lenti di come “dovrebbe” essere, a saperne accettare la fragilità e/o gli eventuali fallimenti.
Oltre a quelli appena citati, un consulente genitoriale dovrebbe aiutare i genitori a creare dei confini chiari ed accettabili, a sapere misurare distanza e vicinanza, appartenenza e bisogno di differenziazione, a saper utilizzare i conflitti in modo costruttivo invece che disgregante.
Come riuscire in tutto ciò è ovviamente difficile da spiegare in poche parole.
Tuttavia si può accennare a quale abilità comunicativa prerequisito possa essere insegnata in modo da facilitare ai genitori l’adempimento delle loro funzioni in maniera efficace, ossia attraverso l’ascolto attivo.

Cos’è l’ascolto attivo? Perché viene considerato come un prerequisito per imparare a comunicare efficacemente con i propri figli? In che modo si distingue dall’ascolto passivo?
In breve, l’ascolto attivo è una modalità di interazione interpersonale in cui il genitore cerca non solo di osservare ed ascoltare i messaggi inviati dai propri figli, ma cerca di fare delle ipotesi su cosa provino quando comunicano certi messaggi, restituisce ciò che ha compreso ai propri figli e chiede loro di confermare o smentire se la propria comprensione di ciò che è stato detto è corretta oppure no.

Molti sono i vantaggi di riuscire a fare questo.
Comunica rispetto, attenzione, facilita la capacità riflessiva sia nel genitore che nel ragazzo/a, aiuta a risolvere i problemi e comunica ai nostri figli la nostra disponibilità e il nostro desiderio di comprenderli.
Ovviamente tutto questo predispone i ragazzi ad ascoltare noi, ad avere fiducia nella qualità delle nostre parole in quanto potenzialmente utili ai loro fini personali. Il tutto in un periodo durante il quale diventa sempre più complicato per un genitore riuscire a creare “fiducia” nei figli relativamente all’importanza e alla fruttuosità di ciò che diciamo.
In conclusione si può affermare che lo scopo di una consulenza familiare/genitoriale è quello di accompagnare i genitori a prendere coscienza che ogni volta in cui un figlio comunica ci sta parlando di un suo bisogno.
Affinché continuino a rivolgersi a noi nei momenti di bisogno è importante evitare di assumere atteggiamenti come giudicare, valutare, fornire consigli o peggio ancora criticare. Ciò che è utile è offrire loro la nostra disponibilità e la nostra capacità di ascoltare in maniera da farli sentire visti e confidando nel fatto che il modo migliore di aiutarli è fargli scoprire da soli che sono in grado di trovare soluzioni ai loro problemi.
In questo modo li aiuteremo perché oltre a imparare a sapersela cavare per conto proprio impareranno che sono in grado di farlo e che saranno capaci anche quando noi non saremo più accanto a loro.